Il robot non opera da solo

Ogni movimento viene impartito e controllato in tempo reale dal chirurgo. La piattaforma traduce i comandi eseguiti alla console in movimenti precisi degli strumenti, offrendo una visione tridimensionale ingrandita del campo operatorio.

Esistono diverse piattaforme robotiche. Il sistema da Vinci è il più utilizzato a livello mondiale e il da Vinci Xi rappresenta una delle piattaforme multiport più diffuse.

Quanti accessi sono necessari

Nella configurazione più comune vengono realizzati quattro piccoli accessi per la telecamera e gli strumenti robotici. A questi possono aggiungersi uno o due accessi laparoscopici per il secondo operatore al tavolo.

Numero e posizione degli accessi variano in base all’intervento, alla piattaforma utilizzata e alle caratteristiche del paziente. L’obiettivo è eseguire procedure complesse senza la grande incisione tipica della chirurgia tradizionale.

Quali interventi si possono eseguire

In urologia la chirurgia robotica può essere impiegata in numerosi interventi oncologici e ricostruttivi.

  • Prostatectomia radicale.
  • Cistectomia radicale e ricostruzione urinaria.
  • Nefrectomia parziale o radicale.
  • Prostatectomia semplice per adenomi di grandi dimensioni.
  • Pieloplastica e ricostruzioni dell’uretere.

Benefici e scelta dell’approccio

Rispetto alla chirurgia aperta, l’accesso mini-invasivo può tradursi, in casi selezionati, in incisioni più piccole, minori perdite ematiche, riduzione del dolore postoperatorio e recupero più rapido.

La chirurgia robotica rimane comunque un intervento chirurgico maggiore. La scelta tra approccio robotico, laparoscopico e tradizionale dipende dalla patologia, dalla complessità del caso e dall’esperienza dell’équipe.

Fonti medico-scientifiche