Che cos’è la TULA
Durante una cistoscopia flessibile, una sottile fibra laser viene introdotta attraverso il canale operativo dello strumento e utilizzata per coagulare e vaporizzare la lesione vescicale. Quando necessario, prima dell’ablazione può essere eseguita una piccola biopsia con pinza per confermare le caratteristiche istologiche.
La procedura viene svolta attraverso l’uretra, senza incisioni esterne, con anestesia locale. In molti casi selezionati evita un nuovo ricovero e un’anestesia generale o spinale.
A chi può essere proposta
La TULA non sostituisce la resezione transuretrale della vescica, o TURBT, nella prima diagnosi o quando servono una stadiazione e un campionamento completi.
È destinata soprattutto a pazienti già noti per piccoli tumori papillari Ta low-grade/G1 che presentano recidive di aspetto e dimensioni compatibili con un trattamento ambulatoriale. Lesioni sospette per alto grado, carcinoma in situ, malattia T1, tumori estesi o dubbi diagnostici richiedono un percorso differente.
Cosa indicano le linee guida
Le EAU 2026 raccomandano, con forza, la possibilità di offrire una fulgurazione ambulatoriale ai pazienti con piccole recidive Ta low-grade. Negli studi citati dalle linee guida, la fotocoagulazione laser ambulatoriale di lesioni papillari ricorrenti fino a 1,5 cm ha mostrato risultati iniziali non inferiori alla TURBT per la recidiva a quattro mesi, con dolore generalmente contenuto.
Per la TULA in senso specifico, i dati sono promettenti e indicano una riduzione del carico sintomatologico rispetto alla TURBT, ma le EAU precisano che sono necessarie ulteriori conferme.
Controlli dopo il trattamento
Anche dopo un’ablazione completa, il follow-up cistoscopico rimane indispensabile. La TULA riduce il peso di alcune procedure ripetute, ma non elimina la tendenza dei tumori Ta low-grade a recidivare.
L’indicazione nasce quindi dalla storia oncologica, dall’aspetto della recidiva, dalla citologia urinaria e dal programma di sorveglianza del singolo paziente.